3 ottobre: mai più?

3 ottobre: mai più?

3 ottobre 2013, 368 persone, bambini, donne e uomini, in fuga da guerra, povertà e violenza, perdono la vita in un tragico naufragio al largo di Lampedusa.
Nei giorni seguenti si rincorrono, sui media tradizionali e sui social, parole che esprimono sconcerto per la tragedia e promesse, da parte delle istituzioni, che non sarebbe mai più accaduto.

Promesse non mantenute. Proclami disattesi.

A distanza di 3 anni da quel tragico incidente, infatti, non solo sono morte oltre 11.112 persone nel Mediterraneo (fonte UNHCR), ma addirittura, proprio in quell’ “Europa unita, sogno dei saggi” (cit. M. G. Melchionni), nata, dalle ceneri di due guerre mondiali e che si fonda sull’abbattimento delle barriere e dei confini, si sono iniziati a costruire muri di cemento e di filo spinato.

Il tema della migrazione è oggi caldo, attuale, a volte, troppo, abusato e soprattutto poco conosciuto. Se ne parla facendo leva sulle paure dell’ignoto, “dell’uomo nero che viene da lontano” per usurpare ciò che si è costruito, così come dall’altra parte si usa, talvolta, una retorica ugualmente aggressiva verso chi la pensa diversamente.

Non vi è un vero dialogo. Non vi è una visione. Non vi è un programma d’intervento. Non vi è conoscenza dei dati effettivi, dei numeri reali inerenti i flussi migratori*. Non vi è la consapevolezza che non sarà un muro di filo spinato a fermare chi non ha più nulla da perdere, chi è sopravvissuto a guerre, ai deserti e al mare, chi combatte per un solo ed unico bene, irrinunciabile, la vita.

Chi scrive ha avuto la fortuna di vivere due esperienza sul campo, a Roma Tiburtina e a Lesbo, di stare a contatto con bambini, uomini e donne in fuga,  di “mettere il naso” in una realtà diversa dalla propria, di imparare che dietro le generiche parole “migranti”, “rifugiati”, “richiedenti asilo”, vi sono uomini, donne bambini che hanno nomi, cognomi, occhi pieni di dolore e, nel contempo, accesi dal sacro fuoco della vita, storie di paura e di speranza; ha avuto anche il privilegio di capire, facendo, che non esistono barriere né linguistiche né culturali che possano fermarci e che l’accoglienza, il dialogo, l’incontro non sono atti pietistici e/o doverosi per chissà quale motivo “morale”, ma sono prima di tutto un arricchimento per noi e la nostra società.

Per affrontare tale situazione di profondo cambiamento sociale e storico, l’unico modo è conoscerne le dinamiche, la situazione di partenza e  approcciarsi con Umanità, la stessa che vorremmo fosse riservata a noi, che, ricordiamo, siamo stati e siamo un popolo di migranti.

Per fare tutto questo, come sostiene Zygmunt Bauman, uno dei più importanti sociologi e filosofi contemporanei, in un’intervista rilasciata a Repubblica: “Bisogna cambiare mentalità: l’unico modo per uscirne è rinnegare con forza le viscide sirene della separazione, smantellare le reti dei campi per i “richiedenti asilo” e far sì che tutte le differenze, le disuguaglianze e questo alienamento autoimposto tra noi e i migranti si avvicinino, si concentrino in un contatto giornaliero e sempre più profondo. Con la speranza che tutto questo provochi una fusione di orizzonti, invece di una fissione sempre più esasperata.

L’istituzione in Italia, grazie al Comitato 3 ottobre, di una giornata della memoria e dell’accoglienza, di cui Lampedusa è il fulcro, è un primo passo per ricordare quanto accaduto tre anni fa e soprattutto “per affrontare e discutere del fenomeno migratorio nei Comuni, nelle comunità locali, in modo capillare su tutto il territorio nazionale e soprattutto nelle scuole per diffondere la cultura dell’accoglienza”.

È, infatti, solo con la conoscenza, la cultura e l’Umanità che si può arrivare al dialogo, all’incontro, all’integrazione e soprattutto evitare che altre vite siano spezzate dal Mar Mediterraneo e che si possa dire concretamente: “3 ottobre: mai più!

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*Approfondimenti sul tema delle migrazioni

I numeri della migrazione

  1. Numeri e statistiche sui flussi migratori
  2. I numeri dell’asilo in Italia, fonte Ministero dell’Interno 
  3. Migranti, tutte le stragi del mare nel 2016 
  4. XXV Rapporto Immigrazione Caritas – Fondazione Migrantes
  5. Dossier Immigrazione