Aakruti, un viaggio verso la femminiltà

Aakruti, un viaggio verso la femminilità, è un docu – film di Sharvari Raval sulla storia di Aakruti, la prima persona che nello Stato di Gujarat, in India, nel 2015, ha avuto il coraggio di  divenire quello che sentiva di essere, e cioè una donna.

È la prima volta che affronto un tema delicato come il transgenderismo. Non me ne sono mai occupata per paura di scadere nella banalità e nella retorica. È un argomento delicato, che non conosco direttamente e questo mi ha sempre fatto desistere dallo scrivere. Chi mi conosce, infatti, sa che scrivo sempre su argomenti che ho vissuto direttamente, esperienze di vita personali, ma dal sapore e dai connotati universali.

Oggi, invece, ho deciso di affrontare una tematica per me nuova e lontana dal mio vissuto, e che rientra pienamente ne “i colori dell’umanità” che vorrei divulgare attraverso il blog e non solo. Ne scrivo, dopo che Giovanna,  mia compagna nella missione umanitaria a Lesbo, mi ha fatto incontrare, seppur virtualmente, Sharvari Raval, una giovane regista di documentari e fotografia, cresciuta ad Ahmedabad (Gujarat, India).

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(Sharvari Raval, regista di documentari)

Quando ho chiacchierato con Sharvari, via chat, ho potuto apprezzarne la sensibilità e, soprattutto, la voglia di divulgare umanità, attraverso il suo lavoro. Un’anima bella, qual è Giovanna, mi ha dato l’opportunità di incontrarne un’altra, di incrociare nel mio cammino una persona che ha deciso di diventare “strumento” per istanze di umanità e che mi ha aperto una finestra sul transgenderismo, una tematica, per me, poco conosciuta.

Come scritto all’inizio, Sharvari ha, infatti, diretto un docu-film, intitolato Aakruti, sulla storia di Aakruti Patel, la prima persona che a Vadodara (città dello stato di Gujarat,India) si è sottoposta, nel 2015, ad un percorso chirurgico di riconversione sessuale.

Guardando il lavoro di Sharvari, ho pensato che persona fosse, secondo me, la parola chiave. Siamo innanzitutto persone, esseri umani che cercano di realizzare i propri sogni, cercano di far coincidere i moti dell’anima con quello che si è all’esterno. È quello che ha fatto anche il giovane Ajay quando ha deciso di dar voce alla sua anima e di diventare la coraggiosa Aakruty

Ajay era, infatti, esteriormente un giovane ragazzo, mentre interiormente sentiva di essere una donna. La sua anima aveva i colori della femminilità e si sentiva soffocato, prigioniero del proprio corpo. Ha trascorso la sua giovinezza nel silenzio e nel timore di essere ridicolizzato, rassegnato al fatto che non potesse essere mai fino in fondo “se stessa”. Un giorno viene a conoscenza dell’esistenza dell’intervento di riassegnazione sessuale e la felicità esplode. “Fu il momento più felice della mia vita”, ripete nel video, perché si rende conto di avere una possibilità, la possibilità di essere se stessa fino in fondo: corpo e anima.

Prima dell’operazione, inizia un percorso di cambiamento: va a vivere da sola, trova un lavoro, migliora i suoi gesti, le sue movenze. Ogni piccolo passo avanti è una conquista che la fa crescere e la conduce verso la libertà di essere quello che sente intimamente. Libera dal suo corpo così diverso dalla sua anima, libera dalle convenzioni e dalle sovrastrutture sociali che la vorrebbero incatenata in un aspetto fisico che non le appartiene.

L’operazione è stata per lei una rinascita, il suo secondo compleanno. Ajay diventa Aakruti, anzi sarebbe più corretto dire che Aakruti si riappropria del proprio corpo. La sua lunga agonia termina e la sua identità raggiunge una pienezza mai conosciuta prima: “My body and soul were different in Ajay, now my body and soul are one. I am woman. (Il mio corpo e la mia anima erano differenti in Ajay, ora il mio corpo e la mia anima sono una sola cosa. Io sono una donna.)”, sono le parole che dice nel documentario, accompagnate da un sorriso luminoso e pieno di vita.

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(Aakruti)

Sapete perché sono rimasta colpita dalla storia di Aakruti? Perché mi sono ritrovata nel suo bisogno di star bene nel proprio corpo, nella sua istanza di libertà, nel suo volere caparbiamente vivere la propria vita secondo i propri desideri e sogni, nella sua ricerca di un posto nel mondo e della felicità. Sicuramente le sfide che io devo affrontare, forse, richiedono meno coraggio e una dose minore di speranza, ma i sentimenti che mi muovono sono gli stessi ed ogni giorno cerco di affermare me stessa e far in modo di star bene nel mio corpo, con la mia femminilità, sessualità e la mia anima.

Un interessante documentario, quindi, che mi ha fatto conoscere nuovi “colori dell’Umanità”, ma, soprattutto, mi ha fatto comprendere che  ciò che conta sono il valore di una persona e la forza dei  propri sogni, non le etichette.

Grazie, Sharvari! Grazie, Aakruti!

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(Aakruti e Sharvari durante la presentazione del docu-film)