Divulgare umanità, è con l’amore che si vince l’odio

Pietre, alberi, disegni, sanpietrini, cibo, macchie di caffè, nuvole, disegni. Cuori ovunque, di ogni forma, materiale e soprattutto inattesi e per ciò sorprendenti.

In un’epoca globalizzata, quale quella che stiamo vivendo, il cuore continua a essere un simbolo di amore, pace e accoglienza, che tutti, in gran parte del mondo, conoscono qualunque sia la cultura, la lingua o il paese d’origine.  È riconoscibile. Immediatamente.

Nessuno di noi può fraintendere o avere dubbi sul suo significato e su ciò che vuole comunicare. Va oltre le barriere linguistiche e culturali, unisce e fa comprendere, senza alcun orpello, che si sta parlando di “amore”. Il senso lo si dà in base al momento che si vive e può essere il più ampio possibile: amore tra due innamorati, amore per la vita, amore per un figlio, amore per un genitore, amore per gli animali, amore per un amico, amore per l’Umanità.  

Infatti, i bambini siriani, afghani, in fuga da guerra, povertà e violenza , che ho incontrato nei campi di prima accoglienza a Roma, o sull’isola di Lesbo, disegnavano sempre cuori per ringraziare i volontari e gli operatori umanitari. Noi non parlavamo l’arabo o il farsi e loro non conoscevano le nostre lingue, eppure riuscivamo a comprenderci. Il cuore era per loro, e anche per noi, il modo per dirci “grazie di tutto”, “ti voglio bene”, “ti auguro di essere felice”.

Divulgare umanità, è con l’amore che si vince l’odio
Divulgare umanità, è con l’amore che si vince l’odio
Divulgare umanità, è con l’amore che si vince l’odio
Divulgare umanità, è con l’amore che si vince l’odio

Ho collezionato molti disegni di cuori nella mia esperienza di volontaria in campo per Save The Children e sto raccogliendo moltissime foto di cuori ancora oggi, soprattutto grazie alla partecipazione dei miei amici al “gioco” #VedoCuoriOvunque (qui potete vedere la gallery #VedoCuori).

Tra i vari e bellissimi cuori ricevuti, uno mi ha lasciata, letteralmente, senza fiato. Un cuore che ho deciso di non postare subito, a cui dedicare un pezzo apposito. Ogni cuore visto o ricevuto è unico, raro, importante e porta con sé un messaggio di amore, ma in questo vi è qualcosa di più e necessitava del giusto tempo per essere, da me, compreso fino in fondo e metabolizzato.

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L’autore di questo scatto è Bruno Mastroianni, che ringrazio profondamente per avere donato a tutti noi questa immagine, è un uomo dal notevole curriculum professionale, ma qui mi soffermerò sul suo essere un “divulgatore di umanità”.

Nella foto c’è tutto: due donne musulmane, a Roma, in via della Conciliazione, che sorridono gioiose, un contatto fisico che potrebbe essere anche un accennato abbraccio (gesto dall’alto valore simbolico, il cui significato, universalmente riconosciuto, è di protezione e accoglienza), c’è un cuore delineato dalle due figure femminili, che avvolge e pone al centro un soldato del nostro esercito.

È un messaggio di una dirompenza incredibile, sbalorditivo anche per il luogo in cui lo scatto è stato effettuato, che ci indica quale sia la strada da percorrere oggi.

Negli ultimi mesi, soprattutto negli ultimi giorni, sembra che i focolai di inenarrabile violenza  siano all’ordine del giorno nel mondo, non solo in Europa (ribadisco e sottolineo le parole “nel mondo”).

Quasi quotidianamente vi sono terribili notizie, che possiamo leggere on e offline, ascoltare in tv, e che generano smarrimento, senso di insicurezza, paura. È, per esempio, di poche ore fa, di oggi 1 agosto 2016, la notizia dell’inizio di bombardamenti aerei degli U.S.A in Libia, contro l’Is e su richiesta di Sarraj.

I social e anche i media tradizionali si riempiono di parole talmente aggressive e cariche di disprezzo da far accapponare la pelle. Credo che, se le parole scritte online fossero bombe, la terza guerra mondiale sarebbe già scoppiata e avrebbe distrutto gran parte della popolazione, quanto meno la parte che usa costantemente i social.

I commenti  rabbiosi aiutano a diffondere l’ansia, l’odio e allontanarci dal dialogo con chi ci sta di fronte, che, anche se indossa vestiti diversi, ha una carnagione differente o magari un cromosoma in più, ha occhi, braccia, mani, sogni e desideri come noi e che, caratterialmente, può magari essere a noi più affine rispetto al cugino con il quale siamo cresciuti. Come affermo ogni volta che posso, per me non esistono distinzioni di etnie, genere sessuale, religione o altro, l’unica che accetto è tra “adulti” e “bambini”.

Dovremmo essere consapevoli che l’odio non fa altro che generare odio e che l’unico modo per rispondere ad “un mondo che sta diventando disumano” è di “essere uomini” (cit. Raoul Follereau), cioè essere umani.

Usare un linguaggio lieve, sobrio, diffondere notizie positive,  aprirsi al dialogo con chi ci sta dinanzi – iniziando dal nostro vicino di casa – sono modi per uscire dall’odierna spirale di violenza e intolleranza, non avere timore di chi abbiamo accanto e vivere pienamente e con leggerezza la nostra quotidianità.

Nonostante oggi io sia più vicina all’agnosticismo, amo sempre rileggere e citare la pagina del Vangelo secondo Luca (6,27-38), all’interno della quale troviamo le seguenti parole di Gesù: “A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. (…) Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; (…)”.

Voi direte: “eh sì, ma è Gesù! Si sa che era buono!”. Sì, vero! In quelle parole c’è un insegnamento che possiamo applicare anche noi: “l’odio genera odio”, l’odio si vince con l’amore e, aggiungerei, con il buon senso. Il fuoco non si spegne con il fuoco, ma con l’acqua, per esempio.

So che quanto ho scritto può apparire il solito discorso buonista e solone, sconclusionato e poco pratico, ma vi assicuro che non è così.

Come si può evitare di diffondere odio?

Ecco delle semplici idee:

  1. come scrive Mastroianni (sì, sempre lui, l’autore della foto), ignorare, “lasciar perdere contenuti negativi, obbrobri, immoralità, nefandezze, è il modo migliore per combatterli” ed evitare di diffonderli;
  2. come mi ha insegnato un mio grande amico, Antonio Monizzi, sospendere il giudizio e non inveire contro chi la pensa diversamente da noi. Non è dicendo “sei un deficiente, non capisci nulla” che fermeremo razzismo o intolleranza verso le disabilità o le etnie, ma cercando di comprendere le motivazioni e instaurando un dialogo (a tal proposito, rileggete il passo del Vangelo su citato);
  3. fermarsi a guardare la realtà che ci circonda con occhi diversi, stupirsi, prestare attenzione alle piccole cose, e condividerle. La gioia è contagiosa e comprensibile, al contrario del dolore che è un’esperienza molto soggettiva e, per questo, difficilmente spiegabile e “afferrabile” anche da chi amiamo;
  4. essere consapevoli che si possa dare un contributo, sempre e comunque, anche se non si può cambiare tutto il mondo, e sentirsi orgogliosi di aver fatto qualcosa.

Da dove possiamo iniziare?

  1. Possiamo partire da azioni quotidiani, dal fare un piccolo favore e chiedere a chi lo riceva di passarlo ad un altro e così via;
  2. possiamo avere e dimostrare fiducia;
  3. possiamo trattenerci dallo scrivere con toni irosi sui social, trasformando le imprecazioni e la rabbia in un post positivo;
  4. possiamo proseguire il gioco #VedoCuori: guardiamoci intorno con leggerezza, meraviglia, troviamo i cuori e condividiamoli.

Vi confermo che, partendo da ciò, sarete pervasi dalla positività, il sorriso sarà inevitabile e il mondo non vi farà più così tanta paura. Provare non costa nulla!

 

ps: se vi andrà, inviatemi le foto dei vostri cuori a carmen@bestrangefruit.eu, con il vostro nome, cognome, luogo dello scatto e un breve pensiero. Le inserirò nella gallery #VedoCuori e, appena possibile, realizzerò un progetto in cui voi e la vostra umanità sarete gli unici e soli protagonisti. Di cosa si tratta? Seguitemi e ve lo svelerò presto. Vi garantisco che ci sarà una sorpresa per voi. 🙂