“Ce l’abbiamo messa tutta per farvi tornare bambini”

Ce l’abbiamo messa tutta per farvi tornare bambini” è una frase emblematica, scritta da Camilla – una delle mie compagne di viaggio nell’esperienza di volontariato in campo con Save The Children a Lesbo – che non solo fa intravedere il nostro tentativo di ridare leggerezza a tutti i bambini incontrati nei campi migranti e rifugiati in Grecia, ma soprattutto fa comprendere l’infanzia negata dei piccoli in fuga dalla guerra.

Qui, di seguito, potete leggere la lettera di Camilla rivolta ai bimbi che abbiamo conosciuto. Le sue sono parole sentite, ricche di umanità, che sapranno toccarvi profondamente.

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“Fortuna è stato vedervi seduti sulla strada impolverata e brulla, talvolta inciampandovi, talvolta facendo inciampare me sentendovi piangere. In quei momenti mi dicevo che niente era giusto, perché non sareste dovuti affatto essere lì, ma a rotolarvi sull’erba del vostro giardino in Afghanistan o in Siria. Tante cose, tante volte, nel campo non si accettavano, ma bisognava mandarle giù perché aiutarvi era talmente importante che riusciva a sormontare ogni cosa.

Tante lingue, tanti modi di comunicare, ma il pensiero di incontrarsi per giocare tutti assieme, tornava puntale alle 10:00 del mattino, nelle menti e nel cuore di tutti coloro che trovavamo frementi davanti a noi appena arrivati: sapevate perfettamente che quello era il vostro spazio, il vostro tetto sulle vostre piccole teste piene di ricordi di un infanzia tradita, e noi vi giuro che ce l’abbiamo messa tutta per farvi tornare bambini.

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Il cerchio era il nostro momento preferito: ci aiutava a conversare con disinvoltura, pur non potendoci capire a causa delle differenti lingue, e davvero nessuno poteva sentirsi escluso. Quando vi si sentiva cantare le nostre canzoni su e giù per i campi molto tempo dopo esserci lasciati, non ricordo di aver mai visto un cielo più rosa: avevate pienamente appreso e tessuto le ore di felicità che ci eravamo promessi ai nostri appuntamenti quotidiani.

Ricordo nitidamente i vostri visi mentre parlo di voi e mentre penso che se gli adulti vi ascoltassero di più, oggi ci sarebbe poco di cui intristirsi, poco da rimproverarsi; ma si userebbe un linguaggio più genuino, come un cerchio o una palla, che è ciò che serve per capire che la felicità geme sospesa nella speranza di ogni uomo, che la libertà è alla ricerca di quel respiro umano a polmoni pieni.

Sappiate che non smetterò mai di raccontarvi con amore. Non smetterò mai di dire che George a soli 16 anni mi ha insegnato a pregare e a ringraziare Dio ogni giorno di essere viva, e di Salam che a soli 5 anni e già scampato a un viaggio mortale, e che ha deciso di essere il mio scudiero per un giorno dopo avermi letto negli occhi come solo i bambini sanno fare. Sappiate che le nostre voci si tengono ancora salde le une alle altre sulle sponde di Lesbo. Sappiate che non perdonerò più chi muore ogni giorno nell’indifferenza, che avete rafforzato il mio senso di giustizia, e che avete dato una direzione ai miei passi incerti che oggi desiderano andare verso tutte le correnti del mondo. Sono tornata convinta che a tutto questo male non ci sarà mai un senso, perché non ho mai sentito nessuno così uguale a me come voi tutti così diversi, ma che finché questo male esisterà io marcerò sempre dalla vostra parte, che se è vero che ognuno deve trovare il proprio posto, il mio è con chiunque porti il nome di essere umano; che non mi avete dato modo di dubitare che l’umanità sia un bellissimo posto, un posto per cui vale davvero la pena umanizzare questa terra indifesa, vincere il dubbio che la fede esista, e che l’amore ci salverà tutti ad ogni modo.

Grazie per avermi insegnato che ogni uomo è il tempo del cambiamento e della resurrezione, che ogni uomo è quella possibilità in più di salvezza della terra e dei suoi oppressi. Grazie, perché con voi saremo sempre pronti alla luce.

Camilla Cotrufo, volontaria in campo di Save The Children