“Non esistono barriere linguistiche o culturali insormontabili”

Non esistono barriere linguistiche o culturali insormontabili” è una delle lezioni che Federica ha imparato dai bambini siriani e afghani, conosciuti nei campi di Moira e Kara Tepe, durante il nostro viaggio come volontari in campo a Lesbo.

Così come già avvenuto con Camilla, ho il privilegio di pubblicare anche la testimonianza di Federica. So che, mentre scriveva il post per bestrangefruit, tremava dall’emozione e che per lei è stato impegnativo. Per tale motivo la ringrazio e le mando un abbraccio forte.

Leggete la sua storia. Sono sicura che le sensazioni da lei descritte arriveranno anche a voi.

“A distanza di alcuni mesi trovo ancora difficile parlare delle mia esperienza come volontaria di Save the Children a Lesbo. È difficile pensare alle persone e soprattutto ai bambini incrociati in quella piccola isola del Mediterraneo senza chiedersi dove saranno e come staranno.

“Andremo a dare supporto ai bambini, a dar loro un momento di spensieratezza durante il loro difficile viaggio”. Queste erano le mie parole, questo era il mio obiettivo a qualche giorno dalla partenza per la Grecia. La mia valigia era colma di un’infinita voglia di esseri lì, di dare una mano, di sentirmi utile in maniera concreta, di essere una volontaria in campo, ma si sa, una partenza è fatta anche di incertezze e di paure. Ed io di paura ne avevo tanta. Continuavo a chiedermi: come posso aiutare un bambino a cui è stata distrutta la casa, la scuola, molto probabilmente ha perso amici, parenti, familiari? come faccio io ad aiutare un bambino che sta affrontando il più orribile dei viaggi? come faccio a strappargli anche il più piccolo dei sorrisi?

Giocare con i bimbi del campo e divertirsi insieme è stato naturale, spontaneo, niente di più semplice. La loro energia e il loro entusiasmo sono stati travolgenti, tali da farmi capire che non esistono barriere linguistiche o culturali insormontabili. Nella mia mente rimangono indelebili l’iniziale titubanza di molti di loro, la semplicità, la gentilezza, la generosità, i loro sorrisi, il loro essere bambini.

federica

                                                                                                      (Foto di Luca Muzi per Save The Children)

Rimangono indelebili anche i grazie ricevuti dai genitori e da tante persone presenti nel campo per il tempo che io e gli altri volontari stavamo dedicando ai più piccoli. Si rimane profondamente colpiti dalla gratitudine di chi non avrebbe nessun motivo per dire ‘grazie’. Uomini e donne costretti a fuggire da un incubo chiamato guerra, lasciandosi tutto alle spalle, per affrontare un altro incubo chiamato viaggio. Non esistono immagini o video in grado di mostrare realmente la vita di un campo profughi e le difficoltà di chi ci vive. Io  trovo assurde quelle barriere e quei muri che vengono alzati, imposti. Trovo agghiaccianti le sofferenze fisiche e mentali a cui sono costretti migranti e rifugiati. Mi vergogno profondamente di tutto questo.

Non ci sono parole per trasmettere il turbinio di emozioni, sensazioni, di alti e di bassi provati a Lesbo. Mi sento profondamente arricchita dall’esperienza vissuta e in dovere di ringraziare tutte le persone incontrate per avermi riempito il cuore con la loro forza e con il loro coraggio. Un grazie particolare va a tutti quei bimbi che hanno disegnato, cantato, ballato e giocato con noi. Spero davvero che l’obiettivo di regalarvi un momento di spensieratezza sia stato raggiunto e che siamo stati in grado di restituirvi qualche ora di quell’infanzia che vi è stata rubata e non vi sarà più restituita. Un grazie immenso perché nonostante tutto, nonostante una vita distrutta ci avete regalato dei sorrisi meravigliosi. Dei sorrisi di cui non mi dimenticherò mai. Infinitamente grazie.”

Federica Guida, volontaria in campo di Save The Children