Perdersi in… Venezia

Il 25 giugno sono stata a Venezia per InspiringPR, convegno dedicato al mondo della comunicazione e delle relazioni pubbliche, tenutosi nella bellissima cornice della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista e ne ho approfittato per  visitare la Città della Serenissima e da lì andare a Trieste, che desideravo vedere da ben sedici anni. L’occasione era troppo ghiotta per non approfittarne!

Scrivere di Venezia e Trieste –  città, a dir poco, splendide –  è difficile e sono convinta che non direi nulla di nuovo rispetto a chi le ha visitate e/o vissute, e più o meno amate. Inoltre sono stata talmente poco che sarebbe per me complicato redigere un itinerario di viaggio oppure una classifica delle “10 cose da vedere assolutamente”, anche perché la mia modalità di conoscere una città, soprattutto quando ho poco tempo, è il perdermi, condotta dall’istinto e dai piedi.

In questo post, quindi, non darò consigli di viaggio. Cercherò di raccontare, invece, alcune delle persone incontrate nel mio camminare. Con la maggior parte di esse non ho scambiato nemmeno un “ciao” e in altre occasioni ho trovato solo le loro tracce, che mi hanno fatto immaginare volti e sguardi di chi le aveva lasciate.

Inizio il racconto dalle mie “compagne di viaggio veneziane”: Roberta e Federica. Due mie amiche, di vecchissima data, Roberta, e di vecchia data, Federica.

Era la prima volta che si vedevano. Nonostante tutte e tre viviamo a Roma e lavoriamo nello stesso ambito, non ero mai riuscita a farle incontrare. Ho, quindi, messo insieme due persone che, in teoria, avrebbero potuto odiarsi, ma sapevo, conoscendo entrambe, che non sarebbe stato così. È, infatti, scattata immediatamente l’intesa, grazie ai caratteri aperti, solari e al loro essere alla mano. Il felice incontro ha garantito la riuscita del fine settimana, regalando anche tantissimi momenti di divertimento, risate spontanee e “tragicomiche” (cit. Federica), oltre ad una buona dose di prese in giro da parte loro nei miei confronti (ah, le amiche! Croce e delizia! 🙂 )

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[Da sinistra a destra: Roberta, io e Fede.]

Camminando per le calli di Venezia, abbiamo incontrato pochissimi veneziani e moltissimi turisti, a cui chiedevamo dove fosse piazza San Marco, con ovvie risposte incomplete o mortificati “non lo so”.

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[Piazza San Marco, raggiunta dopo 1200 richieste di informazioni ai turisti, per lo più americani. © Federica Carini]

Di veneziani, quindi, almeno sabato, nemmeno l’ombra. L’unica traccia di essi l’ho trovata nei panni stesi, in pieno centro, alle finestre. È stato un qualcosa che mi ha molto stupita. Probabilmente perché sono sempre stata portata a pensare che fosse un’ usanza del sud d’Italia o semplicemente perché a Roma non mi è mai capitato di vederne. I panni stesi alle finestre regalano un colorato contrasto e nuove suggestioni: sono le impronte lasciate dai veneziani e che, in qualche modo, ti fanno sentire la loro presenza e il loro vivere la Città nella quotidianità, negli alti e bassi che ogni essere umano deve affrontare nella propria vita, a prescindere dal posto in cui si trovi.

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[Dal giardino della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista.]

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[Vista su cortile dall’interno del Teatro “La Fenice”.]

Tra le altre suggestioni che Venezia ci ha regalato è l’aver trovato nella calle Tintoretto un gruppo di persone che ballavano per strada. Uomini e donne, giovani e meno giovani danzavano gioiosamente sulle note di una musica tradizionale, dall’andamento vivace. Il ballo è uno di quei rituali collettivi in grado di coinvolgere anche chi non partecipa attivamente e di sprigionare energia. Tanta allegria ci ha, infatti, contagiate e ci ha dato la giusta carica per affrontare l’afa veneziana.

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[© Federica Carini]

Il nostro primo giorno di permanenza a Venezia si è concluso a Mestre, in un bed & breakfast da me prenotato, con un incontro divertente quanto inaspettato. Abbiamo, infatti, conosciuto Zaki, un ragazzo di 28 anni del Bangladesh, in Italia da due anni e che gestisce il B&B in cui alloggiavamo. Zaki non faceva altro che ridere e sorridere, soprattutto quando, nel suo italiano un po’ zoppicante, tentava di spiegarci quali fossero regole e orari della “casa”. Abbiamo chiesto da dove venisse e scoperto che è di Dacca, città negli ultimi giorni tristemente famosa a causa di un attentato. L’incontro è stato talmente  particolare, a tratti surreale, che abbiamo voluto fare una foto con lui con dietro il Duomo di Milano, appeso alle pareti della cucina. Titolo della foto: “Che si vede che siamo a Venezia?

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[“Che si vede che siamo a Venezia?”Da sinistra a destra: Federica, io, Roberta, Zaki.]

Domenica, dopo la colazione preparataci dal nostro nuovo amico, ci siamo dirette in stazione. Federica ed io siamo tornate a Venezia, mentre Roberta è andata a Padova.

A Venezia, ci ha raggiunto Mirco, un mio “amico del Jazz” trevigiano, che ci ha fatto da Cicerone per la città, portandoci  per calli poco o nulla frequentate dai turisti, dove ho potuto incontrare dei veneziani (esistono e sono pure tanti! Incredibile, ma vero!)

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[Veneziani al bar. © Federica Carini.]

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[Parcheggiando a Venezia. © Federica Carini.]

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[Preparazione di una cerimonia ebraica, Campo del Ghetto Nuovo. © Federica Carini.]

Tra le varie persone incontrate c’è anche Lorenzo, un “poeta itinerante”, veneziano, che, mentre passeggiavamo per il bellissimo quartiere ebraico di Venezia – il più grande d’Europa -, ha fermato Mirco e me (Federica è sgattaiolata via) per parlarci di poesia e della frenesia della vita contemporanea, che non ci permette di ascoltarci e ci allontana dalle emozioni più profonde. La lunga conversazione si è conclusa con l’acquisto da parte di Mirco del suo libro di poesia, stampato e rilegato a mano, e dal suo augurio di lasciarci ispirare da “un abbandono poetico, per cogliere i frutti selvatici del bosco delle emozioni” (niente male come messaggio, vero?).

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[Mirco ed io che conversiamo con il poeta Lorenzo al campo del Ghetto Nuovo. © Federica Carini.]

Domenica pomeriggio, dopo aver salutato Federica e Mirco, ho lasciato Venezia, sorridendo e rievocando nella mente gli sguardi incrociati e le scene di vita viste, e sono salita su un treno per raggiungere Trieste. Città che desideravo vedere da quando avevo 18 anni e che, per svariati motivi, non ero riuscita mai a visitare, ma di questo e delle persone incontrate vi racconterò nel prossimo post.