Addio e grazie, senatore Sisinio Zito, papà del Roccella Jazz

Era un pomeriggio di ottobre. Era il 2011. Vivevo ancora a Torino. Ricevetti una telefonata. Ero a lavoro e dovetti correre a nascondermi in uno sgabuzzino per rispondere al numero sconosciuto.
«Signorina Sergi, sono Sisinio Zito», io rimasi zitta e aggiunse, «del Roccella Jazz.».
«Sì, senatore, so chi è. Mi perdoni per il silenzio, ma non mi aspettavo la sua telefonata. Sono incredula.»
«Signorina, la disturbo? La vorrei ringraziare per la lettera che ha scritto per “difendiamo Roccella Jazz”.»
«Davvero? Grazie a Lei. Senatore, mi scusi, ma adesso sono a lavoro. Posso richiamarla nel fine settimana?», gli dissi con voce esitante.
«Certamente! Questo è il mio numero. Lo segni. Ci sentiamo. Per il momento, grazie.»

La sua seconda telefonata arrivò puntuale nel week – end, precedendo la mia. Ricordo che passammo un paio di ore a chiacchierare. Mi raccontò la storia del Roccella Jazz, di come era nato, della sfida di far diventare un piccolo paese della famigerata locride un polo culturale e d’interesse a livello internazionale, dei problemi economici degli ultimi anni, a causa della crisi, e delle difficoltà a trovare sponsor perché, purtroppo, in Calabria, terra di nessuno, le aziende non hanno alcuno interesse a investire. Io, affascinata e grata, lo ascoltavo in religioso silenzio, consapevole che fossi fortunata a poterlo ascoltare.

Era un uomo concreto, di pochissime parole e molti fatti. Non era solito parlare più di tanto, lato caratteriale che io scoprii solo dopo, e quel pomeriggio mi regalò il suo tempo e soprattutto le sue storie, come avrebbe fatto altre volte, negli anni successivi. Era esile, non molto alto, ma era immensa la sua statura culturale e politica. Persona sobria e parca, estremamente disciplinata e di un’intelligenza fuori dal comune. Sagace e penetrante nelle sue analisi. Determinato nel conseguimento degli obiettivi. Quando esponeva, era sempre molto pacato e fermo, ma era in grado di diventare un leonequando dibatteva di ciò che lo appassionava o portava avanti un’istanza in cui credeva.

Durante i dibattiti pubblici, lo osservavo e mi chiedevo da dove prendesse tutta l’energia, quale fosse il suo segreto e soprattutto quanto profondo fosse il suo bagaglio culturale ed esperienziale.

Laureato in giurisprudenza, giornalista, deputato, sottosegretario di Stato, senatore della Repubblica, sindaco, presidente dell’associazione culturale jonica, “papà”/fondatore di Rumori Mediterranei – Roccella Jazz Festival, marito, padre, nonno. Aveva ricoperto tantissimi incarichi prestigiosi in oltre 50 anni di politica, ma si presentava solo con nome e cognome. Non aveva bisogno dei titoli. Non se ne curava, non dava loro peso.
«Non sono più senatore, Carmen.», mi diceva.
«Va bene, senatore.», rispondevo io e lui accennava un sorriso. Sapeva che non ce l’avrei mai fatta a chiamarlo “solo” “signore” o “Sisinio”. Era troppo per me.

Nonostante gli avessi chiesto di darmi del tu e fossi una “ragazzina”, in cinque anni si è sempre rivolto a me con il “lei”. Non perché volesse mantenere le distanze, anzi era sempre molto gentile e garbatamente affettuoso. Era il suo modo di mostrarmi rispettodi riconoscere il mio valore e la mia professionalità, di dirmi, con un gesto concreto e sostanziale: siamo due persone, di pari livello, che si confrontano su qualcosa che amano, il Roccella Jazz Festival. Ovviamente io non mi sono mai sentita al suo livello e non potrebbe essere diversamente.

Aveva una tempra fortissima. Studiava sempre, si aggiornava. Non si fermava mai: Roma, Reggio Calabria, Milano, Catanzaro. Andava ovunque per cercare di risolvere le non poche problematicità del festival e, soprattutto, per rendere Roccella Jonica un’oasi, un esempio di eccellenza calabrese, riconosciuto da tutti.

Roccella Jonica è stato tra i primi paesi del sud e, forse, il primo della Calabria ad avere la raccolta differenziata. Roccella Jonica, 15 volte bandiera blu e che ha ottenuto le 5 vele di Legambiente per le acque limpide e cristalline del suo mare. Roccella Jonica, che ha uno dei porti turistici più belli e funzionanti del Sud. Roccella Jonica, paese di poche migliaia di persone, che diventa il secondo festival jazz d’Italia, uno dei più conosciuti a livello internazionale. Roccella Jonica, che ha investito per migliorare i propri siti archeologici, per renderli fruibili e vivi, facendo anche diventare un Castello – e non solo! – la suggestiva cornice per concerti e rappresentazioni teatrali, ammirato da tutti, anche da Ahmad Jamal, famoso pianista jazz, che lo  ha definito il posto più affascinante e ispirante in cui avesse mai suonato nella sua lunghissima carriera musicale. Roccella Jonica, che è un luogo in cui si sono realizzati e si realizzano progetti di rilancio territoriale. Roccella Jonica, paese di approdo per chi arriva, attraverso il mare, da terre lontane. Roccella Jonica, che, nella visione del senatore, sarebbe dovuta essere punto di incontro tra i paesi del Mediterraneo, luogo in cui culture differenti potessero dialogare e confrontarsi  (la storia del festival jazz, i convegni organizzati in questi anni sono esempi tangibili). Roccella Jonica, “amore a prima vista” per molti “polentoni” che, scoprendola, vi si sono trasferiti o hanno comprato la casa per passarvi le ferie (sono tanti. Credetemi!). Roccella Jonica, orgoglio per una calabrese, quale io sono, che non è originaria di questo lembo di Calabria ed è sempre divisa tra il tornare e il fuggire dalla propria terra. Roccella Jonica, che è tutto questo, anche grazie all’ostinata e imperterrita azione del senatore Sisinio Zito.

C’era chi lo amava e chi lo odiava, chi lo osannava e chi lo combatteva. Era un uomo che non lasciava indifferenti. Poteva suscitare solo estreme e viscerali reazioni. Tutti, però, in fondo lo ammiravano, lo rispettavano perché ne riconoscevano la caratura culturale e politica. Non si poteva, pur combattendolo a livello politico/amministrativo, pur non condividendo le sue idee, non stimare un uomo come lui, che ha fatto della cultura la sua visione strategica e la sua azione politica per rilanciare una porzione di un territorio dimenticato da tutti, talvolta anche da Dio. Un uomo di valore, un punto di riferimento per la sua comunità e non solo, un politico di grande spessore culturale e umano, di cui – ahimè! – oggi la nostra società difetta. Un uomo che fino all’ultimo minuto della sua esistenza è rimasto lucido e ha pensato a cosa potesse ancora fare per la sua cittadina. Una persona che non si è mai fermata, consapevole che un politico si valuti dalle azioni che compie, non dal blaterare e che ha investito tanto, anche e soprattutto a livello personale. Un uomo, conscio del fatto che conta solo il fare, il creare valore per i cittadini e sviluppare il territorio, attraverso legalità, cultura e opere che possano durare nel tempo.

Oggi, il Roccella Jazz, i roccellesi sono rimasti orfani, e insieme a loro tutti i calabresi. La sua eredità politica è cospicua e spero non venga sprecata.

Grazie, senatore, per i suoi racconti, per aver condiviso con me la sua esperienza professionale e umana. Grazie per avermi dato la dimostrazione che è possibile “realizzare l’impossibile” e che possiamo far crescere la nostra Calabria.

 

“Nella vita non dobbiamo perdere mai la capacità di realizzare cose impossibili.” – Sisinio Zito